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Dossier · Interventi di restauro

Tarlo del legno: riconoscerlo, curarlo e prevenirlo

La maggior parte dei mobili antichi porta fori di vecchie infestazioni ormai spente, e li porterà per sempre. Quello che conta è sapere se qualcosa sta rodendo adesso, e il segno che lo dice è la polvere chiara e fine che ricompare sotto il mobile dopo che è stato pulito. Senza quella polvere, l’urgenza non esiste; con quella polvere, nessun altro argomento conta.

Al momento della pubblicazione, il sito di ECHA e Ministero della Salute ha rifiutato la consultazione automatica. I collegamenti restano validi e vanno aperti nel browser.

Questo dossier riguarda i mobili in legno in ambiente domestico. Non tratta le strutture lignee degli edifici né i beni vincolati, non identifica le specie, e non fornisce dosaggi né protocolli di applicazione di prodotti biocidi.

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La polvere chiara e fine che ricompare sotto il mobile dopo averlo pulito è il solo segno affidabile di un’infestazione in corso. I fori vecchi sono scuri, con i bordi arrotondati, e non producono nulla. La verifica si fa in una settimana, con un foglio bianco sotto il mobile scostato dalla parete.

L’essenziale

  • I fori sono uscite di insetti adulti, non entrate: il loro numero non misura la gravità di nulla.
  • Il rosume fresco che ricompare dopo la pulizia decide, e nessun altro segno lo sostituisce.
  • D’inverno l’assenza di segni prova poco, perché l’attività rallenta con la temperatura.
  • Il metodo si sceglie su ciò che il supporto sopporta, non sull’intensità dell’attacco.
  • Su fori vecchi e nessuna attività, la risposta corretta è quasi sempre non fare nulla.

Perimetro Per chi ha trovato dei fori su un mobile in legno in casa. Non tratta le strutture lignee degli edifici né i beni vincolati, non identifica le specie e non fornisce dosaggi. Il quadro generale degli interventi è in Restauro mobili antichi.

Superficie di legno antico costellata di piccoli fori di sfarfallamento, rivelati da una luce radente

Che cosa succede dentro il legno

L’insetto adulto depone le uova nelle fessure e nei pori della superficie. Le larve che ne nascono scavano all’interno per un tempo lungo, che dipende dalla specie, dall’essenza e dalle condizioni ambientali. Durante tutto quel periodo il mobile non mostra quasi nulla. Il foro che si vede è il momento in cui l’adulto esce per riprodursi, cioè la fine di un ciclo e non il suo inizio.

Da qui derivano due conseguenze che spiegano gran parte degli errori di valutazione. Un pezzo può essere gravemente attaccato senza mostrare un solo foro recente, e un pezzo coperto di fori può essere perfettamente inerte da decenni. Contare i fori serve a descrivere una superficie, non a diagnosticare uno stato.

Come si legge un foro, e che cosa dice il rosume

Foglio bianco steso sul pavimento sotto un mobile antico, con piccoli mucchi di rosume chiaro

Il bordo è la parte leggibile. Un foro recente ha bordi netti e chiari, e mostra il colore interno del legno. Un foro vecchio ha bordi arrotondati e scuriti dalla cera, dalla polvere e dai passaggi di uno straccio. Una lampada tenuta di lato rende questa differenza evidente meglio di qualunque luce frontale.

Il rosume decide. Si pulisce accuratamente sotto e attorno al mobile, si appoggia un foglio bianco disteso su tutta la base dopo aver scostato il pezzo dalla parete, e si aspetta una settimana senza toccare nulla. Se al settimo giorno il foglio è pulito, l’ipotesi di un’attività in corso perde quasi tutto il suo fondamento.

Due cose si confondono spesso con il rosume. La polvere grigia e compatta che si deposita sotto ogni mobile è sporco ordinario mescolato al contenuto di gallerie vecchie che si svuota lentamente con le vibrazioni; non ricompare dopo la pulizia. I residui che cadono dietro un mobile addossato al muro, invece, non si vedono affatto: è per questo che l’osservazione si fa dopo aver scostato il pezzo.

Perché la stagione cambia il valore dell’osservazione

L’attività degli insetti xilofagi segue la temperatura, e gli sfarfallamenti si concentrano nella stagione calda. La conseguenza pratica è asimmetrica, e vale la pena di formularla con precisione. Trovare rosume fresco d’inverno è un segno forte, perché l’attività si manifesta nonostante condizioni sfavorevoli. Non trovarne d’inverno non prova quasi nulla.

Concludere che un mobile è sano sulla base di una sola osservazione invernale è il modo più comune di rimandare un problema reale di un anno intero, e un anno di attività larvale su un pezzo impiallacciato non si recupera.

I metodi, e il criterio che li seleziona

Esistono famiglie di trattamento che agiscono su princìpi diversi. Alcune introducono una sostanza nel legno, altre modificano l’ambiente in cui il pezzo è chiuso, altre ancora agiscono sulla temperatura. Ciascuna ha un profilo proprio di durata, di residuo lasciato nel materiale e di rischio per la superficie.

Il criterio di scelta non è l’efficacia sull’insetto, sulla quale tutte rivendicano dei risultati. È la compatibilità con l’oggetto. Un pezzo lastronato o intarsiato è tenuto da colle sensibili alle variazioni di umidità e di temperatura, e un trattamento che le sollecita può sollevare i fogli sottili che costituiscono la parte di pregio. Una superficie dipinta o dorata ha uno strato fragile che vale più del supporto. Un massello spesso pone invece la questione della profondità effettivamente raggiunta.

Un trattamento efficace che solleva un’impiallacciatura ha risolto il problema creandone uno peggiore e irreversibile. L’ordine delle domande è quindi sempre lo stesso: che cosa sopporta questo pezzo, e soltanto dopo, fra i metodi che sopporta, quale funziona meglio.

I criteri da far dichiarare a chi propone un trattamento, prima di scegliere.
CriterioDomanda da porreRisposta che deve insospettire
Compatibilità con il supportoChe cosa succede alle colle e all’impiallacciatura durante il trattamentoUna rassicurazione generica senza riferimento al tipo di supporto
Profondità raggiuntaFino a che spessore il metodo agisce in modo verificabileUn’efficacia dichiarata identica a ogni spessore
Residuo nel materialeChe cosa resta nel legno dopo il trattamento, e per quanto«Nulla», senza distinguere il principio attivo dal veicolo
Rischio per la finituraLa superficie subisce variazioni di aspetto o di brillantezzaLa proposta di rifare la finitura «già che ci siamo»
ImmobilizzazioneQuanto tempo il mobile resta fuori casa, e in quali condizioniUna durata che cambia dopo il preventivo
Verifica del risultatoCome si controlla, e quando, che l’infestazione sia cessataNessun protocollo di verifica previsto

Sui prodotti, dove questo sito si ferma

I prodotti impiegati contro gli insetti xilofagi rientrano in categorie regolamentari precise, con condizioni d’impiego, protezioni obbligatorie e limiti d’uso stabiliti dalle autorità competenti. Nessuna di queste informazioni si prende da una pagina web, e questo sito non ne pubblica.

I dosaggi si leggono in etichetta e si applicano con le protezioni indicate nella scheda di sicurezza, da chi è attrezzato per farlo. Il ruolo di un dossier come questo è di far capire che cosa si sta scegliendo e quali domande porre, non di sostituire un operatore qualificato.

Le condizioni ambientali, in cifre

Piccolo strumento di misura a quadrante posato sul pavimento accanto al piede di un mobile antico, contro un muro spoglio

Fin qui questo dossier ha detto che l’umidità conta più di quanto si creda, senza mettere un numero accanto all’affermazione. I numeri esistono, sono pubblici, e vengono dall’Atto di indirizzo del Ministero — il D.M. 10 maggio 2001 — ripreso nella tabella 3.1 delle linee guida della Direzione generale Sicurezza del patrimonio culturale. Sono intervalli di riferimento per la conservazione, non una legge fisica, e il paragrafo che li introduce lo dice esplicitamente.

Intervalli di umidità relativa e temperatura consigliati per le tipologie che riguardano il mobile. Estratto della tabella 3.1, righe pertinenti soltanto.
Tipologia di oggettoUmidità relativa (%)Temperatura (°C)
Legno40-6519-24
Legno dipinto, sculture policrome45-6519-24
Mobili con intarsi e lacche50-6019-24
Materiale organico in genere50-6519-24
Avori, ossa45-6519-24
Lacche orientali50-6019-24
Tessuti, tappeti, arazzi, tappezzeria40-60

Fonti: D.M. 10 maggio 2001, Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei (Gazzetta Ufficiale) · Ministero della Cultura, Direzione generale Sicurezza del patrimonio culturale — Linee guida per i depositi temporanei, tabella 3.1 (2022) — consultate il 14 settembre 2026.

La riga che riguarda la maggior parte dei lettori di questo sito è quella dei mobili con intarsi e lacche, e il suo intervallo è il più stretto di tutta la tabella per il legno. Un massello tollera dal quaranta al sessantacinque per cento; un pezzo intarsiato o laccato scende a cinquanta-sessanta. La ragione è quella descritta più sopra: sono le colle dei fogli sottili che cedono per prime, e sono loro che fissano il margine.

La temperatura non varia da una riga all’altra, e questo dice qualcosa. Sui manufatti lignei l’intervallo consigliato resta lo stesso per tutte le tipologie, mentre l’umidità si restringe a mano a mano che il pezzo si fa composito. Il problema del legno in casa è quasi sempre l’acqua, raramente il calore in sé — se non perché il calore fa scendere l’umidità.

Sono le variazioni che rompono, non il valore

Un mobile che passa l’anno intero a sessantacinque per cento di umidità sta meglio di uno che oscilla ogni settimana fra quaranta e sessanta. La norma UNI 10829, citata nella documentazione pubblica sulla conservazione preventiva, fissa per il legno dipinto una variazione massima giornaliera di 1,5 °C e di 4 punti di umidità relativa, accanto a un intervallo di 19-24 °C e 50-60 %.

Le linee guida ministeriali dicono la stessa cosa in altri termini, e la loro formulazione merita di essere ripresa alla lettera. Le fluttuazioni brusche di breve periodo sono in grado di indurre modifiche anche irreversibili. Un radiatore acceso e spento ogni giorno sotto una consolle fa più danni, in una stagione, di un ambiente stabilmente un po’ troppo umido.

Fonti: Regione Toscana — Conservazione preventiva e controllo microclimatico nel contesto degli standard museali, tabella 1 (norma UNI 10829:1999) · Ministero della Cultura, DG Sicurezza del patrimonio culturale — Linee guida per i depositi temporanei (2022), §3 sulle fluttuazioni di breve periodo — consultate il 14 settembre 2026.

Le soglie oltre le quali comincia la biologia

Sopra gli intervalli di conservazione si passa a un altro registro di rischio. Il Canadian Conservation Institute colloca a 75 % di umidità relativa il confine pratico di ciò che si definisce ambiente umido, e indica che su un legno pulito la muffa richiede tipicamente dall’80 all’85 % prima di attecchire davvero.

Fra il sessantacinque della tabella e il settantacinque del CCI non c’è contraddizione: il primo è il livello oltre il quale il legno comincia a muoversi troppo, il secondo quello oltre il quale comincia la biologia. Un ambiente che supera stabilmente il settanta per cento pone i due problemi insieme, e in genere è quello di un mobile addossato a una parete esterna fredda.

Fonti: Canadian Conservation Institute — Agent of deterioration: incorrect relative humidity · Canadian Conservation Institute — Climate guidelines overview — consultate il 14 settembre 2026.

Perché nessuna di queste cifre è una norma

Le linee guida ministeriali premettono alle tabelle che non è possibile specificare un intervallo di temperatura universalmente sicuro. Il Canadian Conservation Institute è ancora più netto e scrive che non esistono standard, ma molte linee guida — e qualifica il vecchio riferimento universale di 50 % di umidità relativa e 20 °C come una regola generale e spesso dispendiosa, che oggi viene riconsiderata.

Due istituzioni pubbliche che non si copiano a vicenda arrivano alla stessa conclusione, ed è quella che conta più dei numeri che la precedono. Gli intervalli qui sopra sono ordini di grandezza utili per capire dove si trova il proprio ambiente. Un igrometro da pochi euro appoggiato accanto al mobile per un mese dice più di qualunque tabella, perché misura quello che il mobile subisce davvero.

Prevenire, che costa meno di tutto il resto

Le condizioni ambientali fanno più della metà del lavoro. Un’umidità relativa stabile conta più del suo valore assoluto, perché sono le variazioni che muovono il legno, aprono i giunti e creano le fessure in cui le uova trovano riparo. Un mobile addossato a una parete fredda accumula umidità sul retro senza che nessuno lo veda.

L’osservazione regolare è l’altra metà. Guardare due volte l’anno il rovescio, i fondi dei cassetti e la base di un mobile costa qualche minuto e coglie un’infestazione all’inizio, quando il trattamento è ancora una decisione tranquilla e non un’urgenza.

Su un pezzo con fori vecchi e nessun segno di attività, la risposta corretta è spesso non fare nulla. Stuccare i fori per ragioni estetiche cancella una traccia leggibile della storia dell’oggetto, e chi lo esaminerà dopo non potrà più sapere che cosa ha attraversato.

Se ha un mobile con dei fori davanti a sé, lo strumento raccoglie le quattro osservazioni di questo dossier e dice che cosa la loro combinazione permette di concludere.

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Gli approfondimenti di questo dossier escono sul blog con la cadenza dichiarata nella nota di metodo, uno o due al mese. Ecco quelli previsti, e dove compaiono man mano.

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Metodo e fonti

Questo dossier compila quanto è pubblicato dagli istituti di conservazione e dalla letteratura tecnica. Il sito documenta e verifica, non esegue interventi, non redige perizie e non rilascia stime individuali. Gli ordini di grandezza economici compariranno quando il rilevamento che li fonda sarà condotto e datato, con il numero di lotti e il periodo coperto.

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